sabato, dicembre 13, 2008

La Voce di Fiore e la sua rete rischiano di chiudere entro fine anno


Da recuperare 10 mila euro, altrimenti andrà in frantumi il lavoro di 5 anni

Il laboratorio culturale antimafia, che comprende i siti ndrangheta.it, lasocietasparente.blogspot.com, emigrati.it ed emigrati.org, chiede aiuto a lettori e società civile impegnata

Né a destra né a sinistra. E nemmeno a centro. Privi di tessere, protettori, sponsor, padroni. Squattrinati e liberi, come tanti ragazzi in Italia e nel mondo. Bamboccioni, precari, utopisti a piede libero. Seguaci, recidivi, d’un umanesimo fuori tempo: fuori schema, fuori bilancio. Coerentemente rumorosi.

Non abbiamo preso ordini, non ci siamo venduti, non siamo saltati sul carro dei vincitori, non ci siamo piegati, non abbiamo taciuto. Mai. Duri, testardi, leali nel confronto.

Dal 2004, da quando esiste “la Voce di Fiore”, abbiamo vigilato su fatti, anomalie, operazioni e vergogne del potere, senza risparmiarci, senza sconti a nessuno.

Dall’assessore comunale all’avvocato massone a palazzo, dal bando truccato al colossale scandalo sulla giustizia. Dal disabile scaricato, al cancro per merenda a innocenti, piccoli e indifesi. Dagli appalti pilotati alle consulenze inutili, dai diritti negati alla libertà di informazione. Dalla scuola all’università, alla ricerca scientifica. Dalla dignità dei gay alla condizione dello straniero. Dalle scalate alle speculazioni finanziarie. Dalle lobby farmaceutiche alla libertà di cura. Dagli emarginati ai deboli, ai poveri, agli ultimi. Dagli abusi alle violazioni. Dai santisti agli eroi dell’antimafia, martiri del silenzio. Dall’ambiente all’oro sporco dei rifiuti. Dalla periferia ai nodi dell’Impero. Dalla Calabria dei legislatori inquisiti, arrestati o sospetti, all’Italia della corruzione; galoppante, vincente, esemplare. «Dalla decrescita serena» al gioachimismo convinto, all’idea d’un pianeta diverso, equo, solidale, pacifico; fatto di tolleranza, carità, rispetto delle culture, delle religioni. Della vita. Dalla memoria alla storia; dalla coesistenza delle identità al dialogo politico, capace di fermare crociate e terrorismo, recuperando sul mercato selvaggio e spietato. Ci siamo occupati di questo e altro, sulle nostre pagine e sui siti della nostra rete, creata con sacrificio quotidiano: ndrangheta.it, lasocietasparente.blogspot.com, emigrati.it, emigrati.org. Nemici del lucro e dei riflettori, dell’idiozia e del qualunquismo.

Lo abbiamo fatto per passione civile, consapevoli dei nostri limiti, delle nostre forze e del nostro progetto di emancipazione culturale e politica costruito dal basso, aperto, sincero, onesto. Un laboratorio senza scadenze, mandati e finanziatori. Un laboratorio che ci ha portato a formare un gruppo coeso. Un gruppo che ha organizzato tante iniziative culturali (i "Quaderni" del prof. Federico La Sala", festival filosofici, spettacoli teatrali, concerti musicali); che, per la dedizione di Francesco Saverio Alessio, ha tenuto contatti e scambi con gli emigrati; che, per la rabbia di Alessio, Emiliano Morrone e Biagio Simonetta innanzi all’espansione della ’ndrangheta, ha seguito inchieste sugli intrecci fra criminalità classica e nascosta - con viaggi perfino all’estero, in zone di frontiera.

Oggi, dopo “La società sparente”, libro su ‘ndrangheta e politica che ci è costato tribunali, intimidazioni, pressioni, minacce e isolamento, ci ritroviamo con un grave passivo, che, a conti fatti, è di diecimila euro. Da soli, abbiamo organizzato iniziative a sostegno di testimoni di giustizia, abbiamo percorso lo Stivale parlando di legalità a giovani come noi; nelle piazze, nelle scuole, nelle università. Abbiamo ascoltato la loro preoccupazione, comprendendo il loro senso e il loro bisogno di giustizia e verità. Questo senso e questo bisogno lo abbiamo rappresentato, esposto, interiorizzato, riverberato. Abbiamo raccontato vicende e protagonisti d’un malaffare diventato progressivamente normale, impunito e inarrestabile. D’un sistema, calabrese e nazionale, che sembra avere la meglio, purtroppo, sul popolo dei comuni mortali; quelli che si sbattono, dato che i fondi per la cosa pubblica spariscono a vantaggio di «colletti sporchi», allenati a fingere e tornare a galla. Abbiamo proposto soluzioni e cercato di coinvolgere istituzioni laiche e religiose, mai chiedendo denaro. Abbiamo lavorato, faticato, ricevuto batoste e colpi bassi. Al nostro fianco, abbiamo sempre avuto chi ha sperato e non si è lasciato abbattere da certa strategia della paura. Abbiamo avuto uomini liberi e generosi come Gianni Vattimo, docenti illuminati, figure di un’antimafia combattiva e legata ai princìpi costituzionali. Non ci siamo arresi, persuasi che l’informazione corretta e il senso critico costituiscono la base d’una sana e civile democrazia.

Siamo partiti da una piccola comunità, quella di San Giovanni in Fiore (in provincia di Cosenza), forse il comune più assistito d’Italia, dove la formazione del consenso e delle rappresentanze si basa, come nel resto del Mezzogiorno, sul bisogno e la disperazione delle masse. Da lì - nella vicinissima area crotonese, nel 2007 sono state uccise 2,2 persone ogni 10.000 abitanti - c’è toccato andar via. Per la nostra tranquillità e il nostro futuro. Ciononostante, abbiamo continuato a seguirne le sorti. Abbiamo raccolto e accolto segnalazioni e denunce da ogni angolo d’Italia, intervenendo all’occorrenza. Questo giornale on -line, che non ha mai voluto pubblicità, ha superato i tre milioni di visitatori effettivi (4 milioni e mezzo con i siti della sua rete). Ha offerto dibattiti e spazi a chiunque, parteggiando per l’intelligenza, la libertà e i più umili.

Non avremmo mai voluto scrivere questa lettera pubblica, che in qualche modo sa di sconfitta. Oggi, se vogliamo proseguire come sempre, siamo obbligati a chiedere un aiuto materiale a quanti condividono le nostre idee e confidano nel nostro impegno. Chiediamo, pertanto, una donazione spontanea, incondizionata, libera.

È anche vero che le battaglie si conducono con le risorse, mancando le quali si è ancora più a rischio, in balia di soggetti che aspettano, trepidanti, che si spenga la nostra voce, la voce di chi ci esorta, di chi crede nelle nostre azioni e nei nostri propositi.

Speriamo, con la sensibilità e l’attenzione di chi vorrà sostenerci, di riuscire a continuare come sempre. Ci auguriamo di recuperare al più presto almeno il debito accumulato nel tempo. Pertanto, ci poniamo una scadenza simbolica, per il raggiungimento dell’obiettivo che è, come già detto, di soli diecimila euro. La scadenza è al 31 dicembre 2008.

Vorremmo subito costituire una rete di protezione per gli scrittori antimafia, e sappiamo che possiamo farla, con la generosità di chi ne comprende l’importanza.

Ci affidiamo, sereni, ai nostri lettori e a chi vuole, per sua scelta, contribuire alla nostra sopravvivenza. Senza possibilità di respirare, dovremo dire addio alla nostra lotta civile, chiudendo bottega a fine anno e incominciando il 2009 con tanti cocci da raccogliere. Grazie di cuore a tutti.

9/12/2008

I giovani della rete di "La Voce di Fiore"

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venerdì, novembre 21, 2008

V8 Produzioni ha riunito giovani artisti tra i migliori in Italia

"Il laboratorio di produzione e formazione video è fra i più interessanti e fecondi d’Italia", parola di francesi e giapponesi.

Corsi di montaggio - Corsi di grafica - Corso di montaggio video - corso di animazione grafica


Creatività è potenza. Potenza è creatività". Lo hanno assicurato Max Cavallo e Alberto Rodriguez, navigati professionisti del video, della comunicazione e dell’immagine, al varo di V8 Produzioni, nella magnifica sede di Monteverde a Roma.
Si tratta d’un laboratorio di
produzione video, montaggio, animazione, effetti speciali, grafica, post-produzione e formazione che riunisce tra i più interessanti artisti in Italia dell’ultima generazione: designer, creativi dell’immagine, musicisti, registi, sceneggiatori.
Un’idea maturata negli anni, curata nei particolari e per questo in
controtendenza, rispetto alla rapidità omologante del mercato e delle tecnologie della comunicazione.
V8 come il motore: con la direzione di Cavallo e Rodriguez, tutto è centrato, riprendendo il mito delle lunghe auto americane passate alla storia del design, sulle coppie tecnica-estetica, ingegno-bellezza, macchine-concetto, microprocessori-inventiva.
Cavallo, proviene dall’Accademia di Belle Arti e dalle installazioni video. Già sperimentatore iperattivo a Firenze, ai tempi dell’Avanguardia che radunava i maestri della poesia visiva, i pionieri della drammaturgia laser, un club di musicisti che incise in profondità nel rock e pop italiano, attori, intellettuali e ricercatori nel sensoriale e multidisciplinare.
Alberto Rodriguez, peraltro quotato direttore della grafica, laurea in cinema in Uruguay, arriva dal disegno animato e dalla elaborazione, concettuale e videografica, di proiezioni dell’infanzia e modelli pedagogici per i bambini.
"Prima la
filosofia, poi la tecnica", ha spiegato ieri Cavallo in una inusuale conferenza stampa tenutasi nello studio romano di V8 Produzioni, concentrato di tecnologia e "architettura del benessere". Con decisa concretezza, guadagnando anche il plauso di entusiasti intenditori asiatici, Cavallo ha specificato: "Chi viene qui a lavorare o imparare trova un ambiente rilassante, confortevole, adatto alla concentrazione. I nostri studi favoriscono la fantasia e l’energia creativa".
Presenti, infatti, oltre a giornalisti francesi, osservatori giapponesi e indiani, interessati al
Made in Italy digitale e alle possibilità di feconde sintesi artistiche grazie al software canonico: Adobe After Effects, Adobe Creative Suite (CS4), Final Cut Pro, Adobe Photoshop, Adobe Prèmiere et coetera.
V8 Produzioni si occuperà di ideare e realizzare progetti per la tv (spot, cartoni animati, documentari, campagne di comunicazione e altro), anche al di là di certi standard televisivi, puntando a una significativa innovazione dei linguaggi e dei lavori.
V8 ha da subito una sezione operativa: una rete di artisti e creativi puri (dall’Uruguay al Portogallo, dal Giappone alla Toscana, dagli Usa alla Puglia) coi quali Cavallo e Rodriguez hanno consolidato, nella loro più che decennale esperienza, un rapporto di proficua collaborazione. Una squadra completa e già affiatata, che adesso ha modo di esprimersi appieno, con hardware e applicativi della migliore qualità; "in un ambito in cui le idee vincenti fanno la differenza", secondo Rodriguez.
Cavallo ha evidenziato: "Ci sono tanti giovanissimi insieme a noi. Oggi, loro hanno più dimestichezza di chiunque altro, con la connettività e il multimediale".
Il punto di forza del laboratorio, che è in primo luogo una novità e una scommessa, è rappresentato dall’investimento nelle
risorse umane e dall’umanizzazione dei contenuti. Cavallo ha sintetizzato: "Coniughiamo il massimo della tecnologia con la creatività, la competenza, i saperi e il confronto costante nell’ambito del settore cinematografico e del video più in generale".
Il che, tradotto, significa che
V8 Produzioni ha, a compendio, un articolato programma di formazione (nella foto in alto, la sala didattica, ndr), particolarmente vantaggioso sul piano economico, che consentirà a giovani talenti di emergere nell’affascinante mondo della comunicazione video. Corsi professionali e professionalizzanti di After Effects, Final Cut e altri programmi fondamentali, a prezzi davvero convenienti.
"Nulla può essere affidato al caso", ha detto
Rodriguez, che ha precisato: "Partiamo del fatto che lezioni teoriche, aspetti tecnici del cinema, motion graphics, stop motion o passo uno e perfino le macchine Apple e i sistemi Mac sono strumenti assolutamente vuoti, se in primo luogo non si valorizzano le intelligenze e le sensibilità di chi è chiamato a comprenderli e utilizzarli".
Molto bello e simbolico il saluto finale d’un gruppo di bambini alla conferenza stampa. Uniti, hanno liberato in aria dei palloncini con le scritte "
2D", "3D", "HD", "formati video", "esportare", "registrare", "imparare", "montare", "risoluzione", "immagini".
Rodriguez, artefice con Cavallo di questa iniziativa, ha commentato: "Parole come ’esportare’, ’registrare’, ’imparare’, ’montare’ e ’risoluzione’ alludono anche alla formazione dei piccoli, che hanno il diritto, tutti, di trovare condizioni culturali, politiche ed economiche più incoraggianti di quelle del presente; segnato da sfiducia, disgregazione, guerre e tensioni fra culture differenti.
Tagliando il nastro di inizio attività,
Cavallo ha concluso: "Noi di V8 crediamo molto alla comunicazione. Ci adopereremo anche per proporre modelli positivi per i bambini. Modelli che li tengano lontani dalla violenza e li avvicinino all’etica della tolleranza e dell’integrazione".
Grande soddisfazione degli ospiti indiani. Francesi e giapponesi, rimasti a visionare un’intensa carrellata di
filmati in HD, hanno detto che il laboratorio V8 Produzioni è fra i più interessanti e fecondi di Italia.
Da oggi,
la Voce di Fiore apre una rubrica a V8 Produzioni, dedicata alle sue news.

Emiliano Morrone

domenica, novembre 16, 2008

Fratelli di sangue - Sangue di Fratelli

I Festival internazionale  della filosofia in Sila: da sinistra a destra - Michele BORRELLI - Santiago ZABALA - Giacomo MARRAMAO - Gianni VATTIMO - Francesco Saverio ALESSIO - Mauro PIOLA -  Carmelo DOTOLO - fotografia: Carmine TALERICO
(Il Prof. Dr. Phil. M.A. Michele BORRELLI è il primo a sinistra nella foto; insieme a lui per il I Festival della filosofia in Sila, ideato ed organizzato da Emiliano MORRONE: Santiago ZABALA - Giacomo MARRAMAO - Gianni VATTIMO - Francesco Saverio ALESSIO - Mauro PIOLA - Carmelo DOTOLO - fotografia: Carmine TALERICO. Ndr)

L’illegalità dilaga con effetti distruttivi sul singolo e sulla collettività.

Non cogliamo la gravità del problema se parliamo di fenomeno illegalità, in quanto non ci troviamo solo davanti a singoli fenomeni di criminalità e violenza spesso inaudita, davanti alla guerra tra bande, cosche e singoli criminali. Siamo, ovviamente, anche in presenza di tutto ciò.

Il motivo che ci vede qui raccolti non è l’analisi di singoli casi. A singoli casi si possono trovare le risposte giuste anche in tempi relativamente brevi per il corso che può sembrare comunque sempre lento della giustizia.

Le risposte sono difficili, invece, e possono risultare addirittura anche impossibili o inutili e possono non da ultimo scoraggiare la stessa giustizia e noi tutti come singoli cittadini, laddove siamo in presenza di una criminalità, di una illegalità e di una violenza che sono diventate parte strutturale o sistemica. In quanto forme strutturali e del sistema, l’illegalità, la violenza e la criminalità si trasformano esse stesse in istituzioni.

Criminalità e politica, criminalità ed economia vivono e convivono, a quel punto, in una simbiosi che non lascia alternative alla legalità. Se la criminalità si eleva a struttura (e questo è dimostrato dai dati della dettagliatissima analisi che Nicola Gratteri e Antonio Nicaso offrono ai lettori nel loro libro Fratelli di sangue), dobbiamo passare da una risposta individuale, fenomenico-episodica ad una risposta sociale generale; ad una risposta di legalità che, almeno a lungo raggio, trovi lo spazio per farci uscire dal labirinto buio della giungla in cui siamo sprofondati e che riesca a farsi a poco a poco strada e riguadagnare almeno gradualmente sempre più terreno all’interno di quelle stesse strutture che hanno trasformato la legalità in corruzione e la corruzione in criminalità.

Che non ci siano dubbi: per questo lavoro siamo chiamati in causa tutti. È facile dire: dov’è lo Stato? Dov’è la giustizia? Con altrettanta facilità si potrebbe chiedere: dov’eri tu quando la criminalità si organizzava e bussava alle tue porte? Dov’eri tu quando tuo figlio entrava in questa o quell’altra organizzazione di criminali? Perché hai vissuto nell’omertà e convivi tuttora con e nell’omertà?

Nessuno può sfuggire all’appello che la legalità deve essere difesa da ognuno di noi e non solo dalle forze dell’ordine; si tratta, infatti, di difendere il bene comune a cui tutti vogliamo partecipare e a cui tutti noi abbiamo diritto di partecipare; si tratta allora di difendere i diritti di ognuno e quindi anche i nostri stessi diritti; si tratta, non da ultimo, di difendere i princîpi di giustizia e di libertà sui quali si basa ogni forma di convivenza democratica e il futuro dell’esistenza nostra e quella delle generazioni future.

A questi diritti si lega il dovere di impegnarsi per la legalità e di coltivare il senso della legalità. Il motto “Ammazzateci tutti”, dei ragazzi di Locri, è un segnale vero, forte, un segnale da difendere da tutti noi e dalle istituzioni. Vivere la legalità è un principio ed un impegno; è un atteggiamento anche e forse soprattutto mentale.

Dove questo principio viene meno, avanza l’indifferenza; l’indifferenza verso la criminalità si traduce in omertà, in ultima analisi in accettazione; l’accettazione diventa convivenza. Si diventa Fratelli di sangue. Dove regnano l’indifferenza e l’omertà, la criminalità può organizzarsi e fiorire, può espandersi, rafforzarsi e trasformarsi appunto in quella fonte distruttiva che scardina dalle fondamenta i princîpi della convivenza civile e della democrazia.

Qui sono chiamate in causa le scuole di ogni ordine e grado e nuovamente la fatica quotidiana, incessante e logorante degli insegnanti. Fatica che molti misconoscono, non vedono e sottovalutano; sono chiamati in causa gli studenti, i giovani, le famiglie, la Chiesa.

È chiamata in causa l’educazione. Tutta l’educazione. Educare al principio della giustizia, educare alla legalità, è un lavoro pedagogico, è un lavoro didattico. Il mio appello accorato è rivolto, non a caso, anche e soprattutto ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado. So bene quanto siano sensibili i docenti nelle scuole; so che l’educazione alla legalità è un tema forte nelle scuole. Ed è un tema, colleghe e colleghi, che deve rimanere forte e dobbiamo ulteriormente rafforzare.

Il lavoro straordinario, coraggioso di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso è un segnale forte, fortissimo che noi dobbiamo accogliere, fare nostro e portare avanti nella lotta all’illegalità, alla violenza, alla criminalità. Mi rivolgo anche all’editore e amico Walter Pellegrini, sempre sensibile al tema delle mafie e ‘ndranghete.

Walter, abbiamo bisogno di lavori, di segnali del genere se vogliamo portare avanti lo sviluppo culturale e quindi anche politico ed economico nella nostra terra di Calabria. L’analisi lucidissima della struttura criminale della ‘ndrangheta che Gratteri e Nicaso ci offrono, dà a noi, dà alle scuole, dà a tutti la possibilità di conoscere la vera portata criminale di questa organizzazione. Con il lavoro di Gratteri e Nicaso, nessuno può più dire, nessuno potrà in futuro dire: non sapevamo. Non sa chi non vuol sapere.

Conosciamo questo modo di sottrarsi alla responsabilità. Nei campi di concentramento si distruggeva il popolo ebraico. A sterminio avvenuto, molti hanno detto e dichiarato che non sapevano. La ‘ndrangheta distrugge il senso morale della politica, saccheggia l’economia e il futuro dei nostri giovani. Chi ancora non sa, legga il libro di Gratteri e Nicaso. Non venga poi a ripetere: non sapevo, nessuno gli crederà.

La ‘ndrangheta, anticipavo, non è un fenomeno legato a singoli casi di criminalità, non è − come documentano Gratteri e Nicaso − un’organizzazione stracciona e casereccia. La ‘ndrangheta è super organizzata a livello nazionale ed internazionale. Ed è proprio perché siamo dinanzi ad una super organizzata criminalità, le strutture e le istituzioni hanno bisogno di una risposta forte. Si tratta, infatti, di riportare le stesse istituzioni su un nuovo piano di legalità; si tratta di riconquistare la legalità perduta.

E in ciò noi tutti abbiamo bisogno della presa di coscienza che il lavoro difficile, spesso quasi impossibile della giustizia non può fare a meno del nostro contributo personale e di ognuno di noi. Il problema è politico, sociale, economico, ma anche culturale e, in ultima analisi, pedagogico. Il problema è anche didattico: come impostare, cioè, il lavoro quotidiano del come educare alla legalità? Come si può notare non è solo un compito o il compito della giustizia in generale, delle forze dell’ordine o di singoli magistrati, di singoli eroi in particolare.

Si, permettetemi di parlare di eroi; è il termine giusto, il termine vero; eroi che versano il loro sangue, affinché non scorga il nostro sangue. Non possiamo lasciare questi eroi della giustizia, soli. Senza il nostro contributo, senza il contributo di tutti, avremo sempre più eroi, e un giorno solo eroi, ovverosia: vedremo donne e uomini della giustizia e non solo uomini e donne della giustizia, vedremo i nostri figli, i vostri figli cadere massacrati dalla criminalità.

Questa sera abbiamo l’onore di avere fra di noi uno di questi eroi, il sostituto Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Nicola Gratteri, che ringrazio di cuore, come ringrazio di cuore personalmente, anche come presidente del Centro Filosofico Internazionale Karl-Otto Apel, il vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Roberto Occhiuto e tutte le figure istituzionali, le forze dell’ordine, don Giacomo Minervino (parroco di Acquappesa), i sindaci di Acquappesa e Guardia, gli amici, le colleghe e i colleghi, nonché i ragazzi delle scuole qui presenti al dibattito.

Nicola Gratteri, com’è stato detto, è sostituto Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. Gratteri non è solo questo. Gratteri è uno dei magistrati tra i più esposti nella lotta alla struttura criminale della ‘ndrangheta.

Ora a Fratelli di sangue È un libro di grandissimo spessore antropologico-culturale, sociologico. Un libro direi unico per ricchezza di documentazione e rigore analitico; un libro che dovrebbe diventare lettura obbligatoria in tutte le scuole, in quanto ci porta, con una fittissima documentazione ed un’amplissima rete d’informazioni, nei meandri della logica e della costituzione o meglio costruzione e istituzionalizzazione, in altri termini: ci porta al cuore della criminalità organizzata, che va sotto il nome di ‘ndrangheta. Fratelli di sangue, questo il titolo del libro.

Accennavo sopra al sangue che le forze dell’ordine e singoli magistrati versano per difendere il nostro sangue. Il paradosso vuole che Fratelli di sangue non sta allora per patto di amicizia, di affetto o di stima per l’altro (non è il giuramento o il rituale dei Ragazzi di via Pàl di Ferenc Molnàr), tutt’altro. Mi sia consentito di citare un passo dai rapporti giudiziari raccolti nell’illuminante Appendice al libro che evidenzia, penso molto bene, la logica interna del rituale ‘ndranghetista:

tra gli affiliati...vi sono... dei particolari vincoli di sangue che vengono celebrati tra due affiliati che sono legati da una profonda amicizia. Questo rito avviene alla presenza del capo-bastone, il quale punge l’indice destro dei due affiliati e, successivamente, li unisce in modo che vi sia un ‘contatto di sangue ’ che, mescolandosi, va a cadere su una delle immagini sacre che, successivamente, viene bruciata. Il capo-bastone suggella questo vincolo con la sua presenza e con queste parole: ‘Da questo momento siete fratelli, il sangue di ognuno di voi è nell’altro, solo altro sangue o infamità possono sciogliere questo vincolo ”.

Fratelli di sangue non è, ripeto, un giuramento di amore in difesa dell’altro, dei più deboli o per la difesa delle istituzioni o della giustizia, esso è invece un patto criminale e ferreo contro la legalità.

Il sangue che qui si versa, infatti, è un sangue di complicità: un patto indissolubile, irreversibile, direi quasi sacro, tra aspiranti ‘ndranghetisti, ‘ndranghetisti e futuri ‘ndranghetisti; un patto per uccidere. Da questo patto per la morte non c’è via d’uscita, non c’è ritorno. Chi si lega a questo patto per la morte entra in un tunnel del non ritorno, entra in un’organizzazione dove valgono determinate e inviolabili regole: in base a queste regole, non puoi rifiutarti di ammazzare a meno che non vuoi uscirne ammazzato. Ancora un passo significativo che cito dai documenti in Appendice al testo che confermano questo ferreo patto:

- Siete a conoscenza delle nostre regole?

- Sono a conoscenza.

- Prima della famiglia, dei genitori, delle sorelle, dei fratelli, viene l’interesse e l’onore della società, essa da questo momento è la nostra famiglia e se commetterete infamità, sarete punito con la morte. Come voi sarete fedele alla società, così la società sarà fedele con voi e vi assisterà nel bisogno, questo giuramento può essere infranto solo con la morte, siete disposto a questo? Lo giurate?

- Lo giuro nel nome dell’Arcangelo Gabriele e della Sacra Corona dell’Onorata Società ”.

L’obiettivo della criminalità non è evidentemente un ammazzarsi reciproco tra criminali.

Si tratta invece di portare avanti un giro d’affari che ruota intorno a miliardi di euro. Questo giro d’affari non conosce leggi e non conta i morti che esso lascia lungo il suo percorso. Ne sanno qualcosa quanti sono impegnati nella lotta alla ‘ndrangheta. Ecco perché ho dato alla mia relazione il titolo Fratelli di sangue - Sangue di fratelli . Ho invertito il titolo del libro per portare alla luce un messaggio forte, intrinseco al libro di Gratteri e Nicaso: non solo il sangue che versano questi criminali, ma il sangue che sono costretti a versare soprattutto quelli che si oppongono e lottano con forza ed efficacia contro la devastazione politica, economica e culturale che la ‘ndrangheta produce.

Valgano alcuni dati a dimostrare la gravità della struttura criminale che va sotto il nome ‘ndrangheta, affinché (qui da noi in Calabria e non solo) un giorno, appunto, non si dica: non sapevamo.

Il testo di Gratteri e Nicaso porta alla luce che la ‘ndrangheta non solo ha un giro d’affari intorno ai 36 miliardi di euro, ma che essa è anche leader incontrastato nel traffico della cocaina dal Sud America verso l’Europa. Il libro di Gratteri e Nicaso mostra che, da molto tempo ormai, la ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale in Italia più ricca e la più inserita nell’economia nazionale; un’organizzazione che mantiene forti infiltrazioni non solo in Europa, ma anche in Nord America, in Sud America e in Australia.

Come sottolineano gli autori del libro, la ‘ndrangheta ha soppiantato Cosa Nostra, si è insinuata nelle logge massoniche e nel sistema economico corrompendo la politica più di quanto non sia riuscita a fare la mafia siciliana.

La ‘ndrangheta − sottolineano Gratteri e Nicaso - è diventata una holding del crimine che gestisce tonnellate di cocaina in tutto il mondo. Più di ogni altra organizzazione criminale, la ‘ndrangheta si è rivelata e si rivela capace di adattarsi ai processi di modernizzazione, alle tecnologie più avanzate; è riuscita a creare intrecci con organizzazioni criminali straniere. Il malaffare va, non da ultimo, dal traffico d’armi al traffico di materiale radioattivo.

Tutto ciò com’è stato possibile, com’è possibile? Com’è stato e com’è possibile che in uno Stato democratico, in uno Stato di diritto possa nascere, crescere e rafforzarsi una struttura criminale così devastante come la ‘ndrangheta; una struttura così forte e aggressiva da riuscire a penetrare nelle istituzioni: pensate che dal 1995 al novembre del 2006, in Calabria, sono stati sciolti 32 consigli comunali per infiltrazioni mafiose!

A queste ed altre domande si può rispondere con questo grande lavoro che è oggetto qui di discussione: Fratelli di sangue. I passi sistematici che emergono dal libro di Gratteri e Nicaso e sui quali, penso, si basi tutta la struttura del libro sono tre:

- l’analisi storica della struttura della ‘ndrangheta;

- l’analisi sociologica della struttura della ‘ndrangheta;

- l’analisi antropologico-culturale della struttura della ‘ndrangheta.

Questi tre passi non sono solo fondamentali per spiegarsi la struttura devastante della criminalità organizzata che va sotto il nome di ‘ndrangheta, ma sono anche fondamentali per il lavoro pedagogico nelle scuole. Si tratta in questo caso di tradurre le tre analisi in tre unità didattiche (storia-struttura-cultura-di-fondo) e dispiegarle in un progetto differenziato che tenga conto da un lato delle condizioni socio-economiche, socio-politiche e culturali che hanno reso possibile il sorgere, il costituirsi, il consolidarsi e l’espandersi di una organizzazione criminale la cui portata, come dicevo sopra, è travolgente o meglio sconvolgente, dall’altro di riflettere su cosa possiamo e dobbiamo fare noi tutti, come singoli, come collettività, come istituzioni, come forze dell’ordine, come giustizia in generale per frenare, contrastare, e non scoraggiamoci: per combattere ed infine sconfiggere l’illegalità, la violenza e la criminalità. Questo vogliamo tutti noi, questo richiedono i nostri figli, le generazioni future. Questo chiede e deve chiedere la società democratica, ogni società democratica se democratica è. Questo chiede la Calabria, questo chiede il calabrese onesto, responsabile, vero.

Nicola Gratteri, grazie per l’illuminante lavoro, grazie per la Sua presenza nel territorio di Acquappesa, grazie per la discussione che ci permetterà di avviare con Lei in questa nostra terra di Calabria, tanto bella ma tanto bisognosa di essere difesa e protetta dalla criminalità organizzata e dalla invadente illegalità che grava sul futuro nostro e su quello delle generazioni future. Non possiamo e non vogliamo consegnare ai nostri figli, alle generazioni future, una Calabria della ‘ndrangheta.

Michele Borrelli

dal Centro Filosofico Internazionale Karl-Otto Apel: Fratelli di sangue - Sangue di Fratelli, di Michele Borrelli

di altri autori di LA VOCE DI FIORE su TOPOLOGIK.NET



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giovedì, novembre 06, 2008

Colletti Sporchi: il nuovo libro di Ferruccio Pinotti con Luca Tescaroli


"Colletti Sporchi " (Rizzoli)

Il white collar crime è un reato inafferrabile, eppure molto pericoloso per la democrazia perchè corrompe il tessuto dei nostri rapporti sociali, dell’economia e del lavoro. Per smontarne i meccanismi, Pinotti e Tescaroli attraversano la storia più oscura del nostro Paese, raccontandone le vicende e interogando la memoria dei protagonisti. In questa intensa ricostruzione, le voci di grandi magistrati, tra cui Caselli, Ingroia, Di Matteo, Petralia, Gratteri, si intrecciano alle parole dei collaboratori di giustizia, da Buscetta a Brusca a Cancemi. Alle riflessioni dell’economista Loretta Napoleoni fanno da contrappunto il pensiero del banchiere Giovanni Bazoli, e del direttore di “Foreign Policy” Moisés Naìm. Il quadro che ne emerge è inquietante: è nella zona grigia il vero terreno della lotta per la legalità.

dal sito di Ferruccio Pinotti http://www.grandinchieste.it




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venerdì, ottobre 24, 2008

Provincia di Cosenza: Mario Oliverio imponga le dimissioni di Luigi Garofalo dal consiglio provinciale di Cosenza



L’impegno antimafia si dimostra coi fatti, prima che coi convegni. Un bene che Salvatore Borsellino non abbia parlato all’iniziativa sulla legalità organizzata dalla Provincia di Cosenza

Paolo Borsellino morì a Palermo, in Via D’Amelio, il 19 luglio 1992. Con lui, gli uomini della scorta, fra cui una ragazza, Emanuela Loi. Servitori dello Stato. Per sempre.

Salvatore Borsellino sta parlando a quell’Italia che cerca e chiede verità sulle stragi, le ingiustizie, i rapporti fra istituzioni e mafia. Le collusioni. Borsellino lotta per il futuro dei giovani come Emanuela, che non può essere tv, deficit, crisi, disoccupazione, angoscia, morte quotidiana, assassinio. Porta con sé l’eredità del fratello Paolo, che in realtà non è stato cancellato nel terribile attentato di quell’anno caldo, nel quale l’amico e collega Giovanni Falcone fu ucciso, solo fisicamente, assieme alla moglie e agli agenti di tutela.

Il 22 ottobre scorso, Borsellino doveva intervenire a un convegno organizzato dalla Provincia di Cosenza, intitolato “Per un ambiente libero da tutte le mafie”. Non abbiamo ragioni per credere che l’ideatrice, Daniela Caprino (Verdi), molto impegnata nell’ingegneria sociale, non l’avesse pensato per buoni fini. Piuttosto, ci viene da supporre, e lo abbiamo scritto chiaramente, che big della politica locale potessero acquisirne prestigio, in termini di immagine, vicine le elezioni provinciali della primavera 2009. Abbiamo avuto modo di sentirla per telefono e di rappresentarle quanto segue: i governanti che non assumono concrete iniziative politiche contro il malaffare non debbono presenziare a iniziative antimafia. Non possiamo più stare fermi o muti, davanti a comparsate ed esercizi retorici d’una politica immobile, che ha determinato, anche non intenzionalmente, pericolose commistioni in Calabria, regione del sottosviluppo, degli affari, delle truffe e degli impuniti. Questa politica ne trarrebbe giovamento, pubblicità; specie se a occasioni del genere partecipano personaggi notoriamente in prima linea contro la criminalità organizzata. Ciò ci sembra ovvio, a Sud come a Nord.

Salvatore Borsellino non è andato all’appuntamento di Cosenza per mere ragioni familiari. Noi abbiamo scritto un pezzo, in proposito. Abbiamo interrogato Mario Oliverio (nella foto in alto con Alfonso Pecoraro Scanio, ndr), presidente della Provincia, circa la sua fermezza, in quanto politico e governatore, in ordine alla presenza mafiosa nel territorio. Oliverio non ci ha ancora risposto, benché il nostro scritto sia stato pubblicato anche sui siti di coraggiosi esponenti dell’antimafia: Salvatore Borsellino, Sonia Alfano, Benny Calasanzio.

Fin qui, da Oliverio soltanto silenzio, un silenzio che non ci piace. Non lo comprendiamo né lo accettiamo. Un amministratore pubblico deve intervenire, se è chiamato in causa. Lo vuole in primo luogo la democrazia. Noi attendiamo comunque che dica la sua, su queste pagine, relativamente alle questioni poste. Se non dovesse succedere, ognuno potrà avere la sua opinione.

Nel consiglio provinciale di Cosenza siede ancora Luigi Garofalo, 31 anni, di Cassano (Cosenza). Accusato, insieme al consigliere regionale Franco La Rupa, di concorso esterno in associazione mafiosa. In un’ordinanza del gip di Catanzaro Antonio Battaglia, è scritto che Garofalo ha stretto rapporti col presunto boss Antonio Forastefano, in nome e per conto di Franco La Rupa (Udeur), già sindaco di Amantea (Cosenza), arrestato nel marzo 2008. Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Vincenzo Luberto, la mediazione di Garofalo sarebbe servita a La Rupa ad avere l’appoggio della famiglia Forastefano, in cambio di soldi e favori, per le elezioni regionali della primavera 2005. Secondo il pm Vincenzo Luberto, titolare dell’inchiesta, che si chiama Omnia, non c’era area nella Sibaritide che non fosse sotto il controllo dei Forastefano. Luberto aveva chiesto l’arresto di La Rupa e Garofalo, senza ottenerlo.

Che cosa ha fatto Mario Oliverio, riguardo a Garofalo? Nel 2004, Oliverio fu eletto presidente della Provincia di Cosenza anche coi voti di Garofalo, diventato consigliere provinciale. Vale ricordare che le elezioni provinciali prevedono un collegamento fra candidato consigliere e candidato presidente: votando il primo, si sostiene automaticamente il secondo.

Da qui non deriviamo affatto che Mario Oliverio abbia preso voti di mafia né sosteniamo che Garofalo sia un mafioso; il che è escluso dalla Costituzione, che prevede tre gradi di giudizio.

Quel che conta, per noi, è il discorso etico. In un paese civile, si deve dimettere chi, nelle istituzioni, è accusato d’un reato grave come il concorso esterno in associazione mafiosa.

Noi non sappiamo quale sia stata, nella fattispecie, la posizione di Mario Oliverio. Garofalo è li, in consiglio provinciale. Si muova adesso, se sino a oggi ha in qualche modo “tollerato” la permanenza di Garofalo in consiglio e si adoperi per le sue immediate dimissioni. Lo faccia in fretta, se ancora vuole presentarsi agli elettori come candidato presidente, promotore di convegni antimafia. Questo non sarebbe un’ingiustizia, ma un esempio, un dovere.

Che Salvatore Borsellino non sia andato a parlare a Cosenza è stato un bene. Almeno per chi, come noi, ha le sue stesse idee, i suoi stessi princìpi, i suoi stessi obiettivi di legalità e giustizia.

Emiliano Morrone

Francesco Saverio Alessio

leggi anche: Questione di etica: per un ambiente libero da tutte le mafie Calabria: Provincia di Cosenza chiama Salvatore Borsellino a parlare su mafia e politica. Al presidente Mario Oliverio lo ha suggerito il ragionier Patò? Campagna elettorale anticipata. Proclami ipocriti della politica, incoerente e pronta a sfruttare tutto


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martedì, ottobre 21, 2008

Provincia di Cosenza chiama Salvatore Borsellino a parlare su mafia e politica. Al presidente Mario Oliverio lo ha suggerito il ragionier Patò?

L'on. Gerardo Mario Oliverio, presidente della Provincia di Cosenza e presidente della Fondazione europa mezzogiorno mediterraneo
Campagna elettorale anticipata. Proclami ipocriti della politica, incoerente e pronta a sfruttare tutto



Dal sito di Ebeteinfiore apprendiamo, senza meraviglia, che domani pomeriggio, nel Salone degli Stemmi della Provincia di Cosenza, si terrà un convegno intitolato “Per un ambiente libero da tutte le mafie”, promosso dall’assessorato all’Ambiente della stessa amministrazione.

Luigi Marrello, titolare della delega, illustrando l’appuntamento ha detto: «Salvatore Borsellino verrà a parlarci della rete di complicità attiva e dei silenzi spesso compiacenti della politica e di alcuni settori dell’informazione nei confronti della mafia e delle complicità e dei silenzi che hanno spesso avuto la meglio sulla verità e sulla giustizia». «Al centro del suo intervento - ha proseguito Marrello - saranno, dunque, due parole: legalità e informazione, una drammatica emergenza ieri come oggi».

All’incontro, parteciperà anche, ovviamente, il presidente della Provincia di Cosenza, l’onorevole Gerardo Mario Oliverio, del Partito democratico. Oliverio è stato deputato della Repubblica per quattro legislature consecutive, assessore calabrese all’Agricoltura e sindaco di San Giovanni in Fiore (Cs). Dal 19 settembre 2001 al 23 gennaio 2006, è stato membro della Delegazione parlamentare presso l’assemblea del Consiglio d’Europa e della Delegazione parlamentare presso l’assemblea dell’Unione dell’Europa Occidentale. Da poco, ha confermato la sua candidatura alla presidenza della Provincia cosentina, la più estesa e popolata della Calabria. Decisiva, quindi, per gli assetti politici regionali. Le elezioni provinciali si terranno nella primavera del 2009.

Non indagato, è spesso considerato il politico più influente della sinistra cosentina; sempre eletto con percentuali bulgare, specie nell’alto Ionio.

Si dovesse valutare sulla fedina penale, non gli si potrebbe obiettare alcunché.

In Italia, la cultura dominante dello spicciolo e dell’effimero ci induce a pesare i governanti sulla sola scorta di sentenze e pendenze, in assenza delle quali ci è negato il diritto al giudizio politico, assicurato, invece, dalla Costituzione (articoli 3 e 21).

Mario Oliverio
ha saputo riciclarsi: comunista di ferro contrario a Occhetto, burbero verso la Chiesa ne è astutamente diventato simpatizzante. Negli anni, ha assunto atteggiamenti progressivamente moderati. Ha cambiato look e da marxista s’è fatto governatore in blu. Oggi porta la cravatta e rilassato evoca, per l’abito firmato e il capo raso, l’asciutto sodale Marco Minniti, già viceministro degli Interni. I suoi discorsi sono pieni di termini sonanti: «modificazione», «risoluzione», «programmazione», «codificazione», «calendarizzazione», «affastellare».

Esclusivamente per questi dettagli, non sarebbe che uno degli innumerevoli camaleonti della «Casta», incoerenti nelle idee, nell’estetica, nella sostanza. Fumosi, retorici. Uno dei tanti trasformisti abili che hanno saputo vendere la propria immagine, adeguandosi alla nazione degli smemorati, incapace di rammentare identità e storie di primi ruoli e controfigure.

Mario Oliverio è, anzitutto, il responsabile politico dell’arretratezza nella Calabria settentrionale, il cui sviluppo è, a vari livelli del sistema, ostacolato da clientelismo becero e irresponsabilità istituzionale.

Una posizione del genere potrebbe apparire poco giornalistica e magari dettata da istintività o analisi di superficie. Qualcuno la leggerà di sicuro come sintesi partigiana, sulla base della prassi, ben poco logica, per cui le opinioni sono da ricondurre a schemi e volontà dei partiti.

Noi veniamo da San Giovanni in Fiore (Cosenza), lo stesso orrendo centro in cui Oliverio è nato e grazie a cui ha costruito le sue fortune politiche. Forte d’un largo consenso mutuato dallo zio, lì ripetutamente sindaco, ha saputo eliminare ogni concorrenza interna, impedendo politicamente l’alternanza, il confronto, il pluralismo. La normalità.

San Giovanni in Fiore è forse il comune più assistito d’Europa: 18 mila abitanti, quasi 1200 persone presero, diverse delle quali barando con complicità di politici, il Reddito minimo d’inserimento, misura statale di sostegno concepita nel 1997 da Livia Turco. San Giovanni in Fiore conta seicento forestali, assunti per calmare le acque in seguito a proteste incivili alimentate dalla politica, all’incendio di sale municipali, a blocchi stradali e delle nettezza urbana. Ci sono, poi, 200 lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità.

San Giovanni in Fiore ha uno spaventoso tasso di emigrazione e vi trafficano ’ndrine del crotonese e forse di Gioia Tauro. Nicola Gratteri, ci pensi lei! Conta 21 autosaloni e 10 macellerie.

Il giovane Antonio Silletta fu ucciso in zona dalla ’ndrangheta. Gennaio 2006, sequestrato, sparato, carbonizzato. La madre morì di crepacuore, la società restò muta. Non si hanno invece notizie di Pino Loria, un ragazzo del posto con precedenti per spaccio come Silletta. Sparito.

San Giovanni in Fiore, a dispetto del suo nome, è anche fenomenale per la speculazione edilizia: case a cinque piani che levano il respiro e mostruose soluzioni urbanistiche di cemento armato: uno scempio che qualcuno deve aver autorizzato. Dove stava Oliverio?

Due fedelissimi sostenitori, che all’occorrenza a Oliverio procacciano voti a San Giovanni in Fiore, suo feudo elettorale, risultano rinviati a giudizio dal Gup distrettuale di Catanzaro, Alessandro Bravin. Il fatto è del 2005, l’ipotesi è di estorsione aggravata dalle modalità mafiose. Nell’operazione, denominata Ciclone, figura anche Guirino Iona, ritenuto pericoloso ’ndranghetista, attualmente in regime di 41 bis. Gli uomini in questione sono Domenico Ferrarelli e Giuseppe Spadafora, titolari di Ferspa, impresa edile che ha eseguito vari lavori pubblici, fra cui l’Istituto d’Arte di San Giovanni in Fiore, voluto e pagato dalla Provincia di Cosenza. Ferrarelli, in società con l’imprenditore edile Atteritano, gestisce anche una casa di riposo a San Giovanni in Fiore, un tempo opera di carità della Diocesi di Cosenza. Non è ancora chiaro come la Chiesa, che beneficiava d’un comodato del Comune, l’abbia ceduta a privati. Questi, per le notizie reperite in municipio, non pagherebbero fitto all’ente pubblico, pur svolgendo attività di lucro.

Secondo il consigliere provinciale Mimmo Barile (Pdl), Oliverio riuscì a destinare poco meno di 250 mila euro di fondi pubblici, usciti dalle casse provinciali, alla Fondazione Europa Mezzogiorno Mediterraneo, creatura dello stesso presidente. Fu uno dei suoi primi atti, appena proclamato governatore della Provincia di Cosenza. La fondazione fece appena qualche convegno e, pare, sostiene Barile, «beneficiò in seguito di cospicui finanziamenti, quando Massimo D’Alema era ministro degli Esteri».

Di là da dichiarazioni di parte opposta, che, nell’assoluta indifferenza di pezzi dell’opinione pubblica e di certa magistratura, potrebbero produrre schiocche argomentazioni difensive o costarci volgari accuse di interesse, Oliverio ha trasformato una piscina pubblica in centro sportivo polifunzionale. A San Giovanni in Fiore.

Per completare la struttura originaria, mancavano 150 milioni di vecchie lire. Ferma e abbandonata al vandalismo, dopo un servizio di Moreno Morello sulla popolare trasmissione Striscia la notizia, Oliverio ha voluto cambiarne la destinazione d’uso, per un costo complessivo di 1,6 milioni di euro. L’impresa edile LS Costruzioni di Casal di Principe (Ce), capitale sociale di 10 mila euro, s’è aggiudicata l’appalto, affidandolo a una ditta di San Giovanni in Fiore. Ne ha scritto Ilario Lombardo sul quindicinale Diario. Non si sa, poi, quando l’opera sarà consegnata, anche per causa d’un blocco dei lavori, su cui nessuno osa esprimersi. Parlare non conviene.

Oliverio ha sponsorizzato alle regionali del 2005 il candidato Nicola Adamo, in competizione per un posto in Consiglio regionale. Con la sua scelta, ha levato voti ad Antonio Acri, dello stesso partito di Oliverio, della stessa città, entrato nel parlamento regionale senza l’appoggio degli allora Ds di San Giovanni in Fiore, che in massa votarono Adamo.

Nicola Adamo è indagato dalla Procura di Paola per il settore eolico calabrese e la Procura della Repubblica di Catanzaro ha per lui ipotizzato i reati di truffa, abuso d’ufficio e associazione a delinquere. La moglie di Adamo, Enza Bruno Bossio, è rinviata a giudizio in Puglia per truffa e falso ideologico. Col marito condivide le ipotesi di associazione a delinquere e truffa, scrive il sito Rete per la Calabria. La donna fu amministratore delegato di Vallecrati, la spa che opera nello smaltimento dei rifiuti nel territorio cosentino.

Nel settembre 2008, decise agitazioni di suoi dipendenti, non pagati per mesi, hanno determinato gravi problemi di servizio nella città di Cosenza, i cui rifiuti, per la storica inezia e immoralità degli amministratori regionali, sono stati riversati nella discarica di Vetrano, in agro di San Giovanni in Fiore. A riguardo, il municipio ha riferito che è al momento Rende, nella conurbazione di Cosenza, ad essere autorizzata a scaricare a Vetrano. E Cosenza, mistero buffo?

La giunta comunale di Cosenza considera cessato lo stato di emergenza che ha riguardato lo smaltimento dei rifiuti urbani. Dobbiamo crederci?

Nel sito sono state effettuate delle ispezioni dell’Arpacal, l’agenzia della Regione Calabria per la protezione dell’ambiente. Secondo il quotidiano La Gazzetta del Sud, le conclusioni dei controlli tecnici dell’Arpacal sono state recentemente trasmesse alla Procura della Repubblica di Cosenza.

Di Vetrano si servono oggi una trentina di comuni cosentini, mentre in origine la discarica era stata pensata per il solo Comune di San Giovanni in Fiore.

In una recente apparizione televisiva a Perfidia, trasmissione sull’emittente Telespazio Calabria, Gianni Maraniello, presidente dimissionario di Vallecrati in carica per comprovate competenze, ha accusato la politica di irresponsabilità, con ovvii riferimenti all’area geografica di competenza della spa. Per i rifiuti nella Calabria del nord, potrebbe scoppiare una monnezzopoli: ci sono molti aspetti amministrativi da vagliare e scelte e immobilità politiche inquietanti.

Vallecrati è stata una creatura dei big della politica cosentina, che ai vertici hanno collocato alcuni loro adepti, incapaci o forse predatori, forse professionisti della truffa, forse affaristi abituati.

I comuni che si sono riuniti per lo smaltimento dei rifiuti, di cui si fa carico l’omonimo consorzio, hanno visto aumentare le uscite e le inefficienze. Un disastro, a sentire chi ne ha seguito le traversie: pagamenti ritardati, disagi, inadempienze, merda, morte.

Esiste, poi, un’indagine dell’associazione Le Libertà, di San Giovanni in Fiore, che ha registrato un aumento dei decessi per tumore (solo per i casi seguiti negli ospedali calabresi) pari al 50%, negli ultimi 7 anni. Tumori fulminanti hanno provocato la morte di persone che vivevano nei pressi di Vetrano. Trovati morti animali, volatili, pesci. Il Gr1 della Rai ci ha realizzato un servizio, firmato da Enrica Majo.

Dove stava, nel frattempo, Mario Oliverio, che c’è sempre, quando si tratta di coordinare la propria coalizione e stabilirne le strategie elettorali?

Per mesi, è rimasto contemporaneamente alla Camera dei Deputati e alla presidenza della Provincia di Cosenza. Ogni parlamentare rappresenta la nazione, senza vincolo di mandato. Rilevando, quindi, una mancanza di specifica competenza, quasi nessuno lo chiama in causa, in proposito. Tanto chi, nel Belpaese, è strettamente competente in senso amministrativo? Benedetto lo scaricabarile.

Mario Oliverio, sindaco, assessore regionale, quattro volte deputato e ora presidente della Provincia di Cosenza, ha taciuto? Non ha visto? Non s’è accorto della necessità di salvaguardare politicamente, nel cosentino, trasparenza, legalità e giustizia? Non ha mai parlato coi ministri e cogli amministratori regionali della sua parte politica? Non ha occupato delle cariche che potevano consertirgli di esercitare una forte azione politica a tutela della comunità, smembrata, sfiduciata, disperata e rassegnata al brutto e all’assurdo?

Che opposizione ha condotto? Che indicazioni ha dato, governando, perché nella provincia di Cosenza si invertisse la rotta, rinunciando a logiche clientelari che impoveriscono il tessuto sociale e distruggono il senso dell’etica?

Che cosa ha fatto per fermare, tornando alla politica vera, quella di cui parla Hannah Arendt, scempi, speculazioni e ricatti?

Quanto Oliverio ha inciso politicamente nella lotta vera alla criminalità organizzata, nella formazione d’una coscienza critica, nella partecipazione della base al farsi della politica e all’ingegneria sociale?

Ha vigilato sulla zona grigia, arginandone l’espansione?

Ha creato, con una politica opportunistica fondata sulla conservazione del potere, una società sparente o perfettamente sottomessa, incapace di difendere i propri diritti?

Sa chi è Salvatore Borsellino e in nome di chi e di che cosa gira per l’Italia, coraggiosamente informando e stimolando quella parte sana della nazione che ha un quadro preciso della trattativa in Sicilia, delle trattative in Calabria e delle collusioni in Campania?

Sa che Salvatore Borsellino è un uomo che, passati anni dalla morte del fratello Paolo, non si commuove più e manifesta invece rabbia per i misteri di un’Italia imbavagliata dai poteri forti, ferita da troppi traditori dello Stato?

Chi sarà il prossimo? Ci risponderà mai?



Luigi Marrello fa invece il cuoco. Sembra per passione. Cucina deliziosamente al ristorante Casa Lopez. Tanto per cambiare a San Giovanni in Fiore.

Il ristorante si trova in un immobile su cui gravavano dei vincoli. Palazzo storico, ci dormirono i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, prima di essere fucilati presso il Vallone di Rovito. Secondo Antonio Nicoletti, dirigente nazionale di Legambiente, nella fattispecie ci fu una speculazione edilizia.

Il Comune, amministrato da uomini vicini a Mario Oliverio, approvò una variazione al piano regolatore generale grazie a cui, sempre per Nicoletti, i proprietari dell’edificio, alcuni dei quali del partito dei Verdi, lo stesso di Marrello, sarebbero riusciti ad avviare l’attività. Uno di loro è Luigi Andrea Loria, nominato membro d’una commissione regionale per la Cultura. Non si conoscono le ragioni. Medico, sarà forse un esperto di storia dell’architettura, di italianistica o di teologia medioevale. Gioacchino da Fiore, che lì fondò il suo ordine e la sua abbazia, non deve rivoltarsi.

Marrello, invece, ha fondato il partito dei Verdi in Calabria, di cui fa parte l’ex assessore regionale Diego Tommasi. Fra i due, per onestà intellettuale, non corre buon sangue. Ma il partito è un po’ come una religione.

Nel decreto di perquisizione del 15 giugno 2007 firmato dall’ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris, si legge che un teste riferisce di Tommasi: «I rapporti tra Saladino e l’attuale assessore regionale all’ambiente Diego Tommasi sono assai stretti; Saladino un giorno mi ha chiesto di accompagnarlo dall’assessore all’ambiente, c’era anche Enza (Bruno Bossio, ndr) e siamo andati a pranzo insieme». De Magistris, quindi, domanda: «È successo che abbia incontrato presso gli uffici dell’assessore Tommasi la Bruno Bossio?». L’interrogato afferma che è successo due volte e aggiunge: «Tommasi ha anche affidato una gara alla Why not, quando Saladino era ancora il referente di questa società; quando ho rotto i rapporti con Saladino anche Tommasi non ha voluto più avere rapporti con Why not».

A conclusione di questa necessaria carrellata, si può dire che Mario Oliverio e il suo assessore Luigi Marrello hanno a cuore l’eredità di Paolo Borsellino e per questo invitano il fratello Salvatore a parlare, come ha sottolineato Marrello, «dei silenzi spesso compiacenti della politica e di alcuni settori dell’informazione nei confronti della mafia e delle complicità e dei silenzi che hanno spesso avuto la meglio sulla verità e sulla giustizia».

Paolo e Salvatore Borsellino hanno un’anima, una storia e un’etica chiara. Chiarissima. Splendida.

Emiliano Morrone

Francesco Saverio Alessio


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