venerdì, novembre 11, 2005

CULTURA MEDITERRANEA
Alle radici della nostra cultura

Estratto da una intervista a cura di Giovambattista LOPEZ

San Giovanni in Fiore, 18 agosto 2003

Abbiamo incontrato ed intervistato il nostro concittadino Francesco Saverio ALESSIO [...]
Da quali bisogni, da quali idee nasce il [...]? La sua nascita è legata anche ai problemi dell'emigrazione?
Il [...] nasce anche dal bisogno di risolvere il senso di vuoto, di solitudine, di diversità, di non appartenenza che il processo migratorio provoca in un essere umano "costretto" ad abbandonare la sua terra e la sua cultura. La ricerca e la valorizzazione delle radici comuni alle diverse Culture può contribuire a rendere meno drammatica questo tipo di esperienza.[...]
[...] L'identità Mediterranea si attua quindi partendo dalla ricerca delle radici di ogni cultura occidentale?
Esattamente, il nostro Centro è fondato sull'idea che per le Culture distribuite lungo le coste del Mediterraneo le attività e le forme che le accomunano sono molte di più di quelle che le separano, e che il substrato culturale, dalla Scienza all'Architettura, dalla Cucina all'Oreficeria, dalla Musica alla Scultura, ha assunto espressioni diversificate ma simili e spesso strutturalmente identiche. Non solo, e questo ci interessa come Florensi, in questo tipo di visione di appartenenza comune dei popoli alle radici dell'identità Mediterranea,
la Calabria per posizione geografica e per tradizione storica dovrebbe esprimere naturalmente il suo ruolo di Centro del Mediterraneo.
Da un lato l'orgoglio di appartenenza a precise radici dall'altro la promozione e quindi lo scambio con altre culture, un conoscersi per scambiare e non un combattersi perché non ci si conosce, tutto ponendo come centro la Calabria?
Il contenuto morale e filosofico del nostro Ente è fondato
sull'appartenenza e sull'orgoglio dell'appartenenza alle proprie radici culturali, non meno che sullo studio di un possibile sviluppo moderno di queste radici, o della loro naturale evoluzione contemporanea in termini di capacità di relazione e scambio con altre Culture. Lavoriamo alla ricerca e alla valorizzazione dell'eredità delle radici culturali da San Giovanni in Fiore al mondo, alle radici comuni di ogni uomo, ai valori superiori dell'ospitalità e della fratellanza fra i popoli e tendiamo ad una piattaforma internazionale per lo sviluppo, la convivenza, lo scambio fra Culture diverse. La Società è stata fondata a San Giovanni in Fiore per la sua "centralità mediterranea" e perché questa città ha subito in modo più grave di altre i problemi dovuti all'emigrazione di massa della sua popolazione, in onore dei sacrifici dei nostri padri e per costruire un futuro più sicuro ai nostri figli, ai bambini di oggi, a quelli di domani. Più viaggio, cresco, lavoro, divento cosmopolita, più mi attacco tenacemente alle mie origini, fiducioso nell'idea che lo sviluppo dell'Uomo consista nella diversificazione delle culture e nel loro scambio in una convivenza pacifica e non nel loro appiattimento imposto con la fame e con la guerra. [...]
[...] In che relazione siete con la nostra Amministrazione Comunale?Nessun aiuto o proposta di collaborazione ci è giunta dall'Amministrazione Comunale, anche se avevamo proposto al
Sindaco Dott. Riccardo SUCCURRO, in un incontro tenutosi nel Comune di San Giovanni in Fiore, l'ingresso della nostra città nel partenariato Euro-Mediterraneo istituitosi intorno alla nostra Società, partenariato del quale fanno già parte molti partners, enti, istituzioni, università del bacino euro mediterraneo. Il Sindaco ci ha chiesto di sottoporre una nostra richiesta al Consiglio Comunale mostrandosi in realtà poco interessato; è buffo essere trattati come dei sognatori quando grazie alle idee promosse dalla nostra Società si è ricevuti da Ministri, Presidenti di Regione, Presidenti di Provincia, Sindaci, Rettori, Professori di tutto il bacino Euro Mediterraneo, ci vuole un politico locale per farti sentire scemo. Rispondendo precisamente alla domanda non abbiamo alcuna relazione con l'Amministrazione Comunale di San Giovanni in Fiore.
Quindi
uno strumento nato nel territorio per il territorio non è stato compreso o secondo lei non è voluto?
Secondo me non è né compreso né voluto e sarebbe lungo spiegarne i motivi, alcune idee le ho già espresse nei precedenti articoli per LA TESTATA. Assumendomi la responsabilità personalmente come cittadino florense ti posso dire: la colpa della povertà che ci costrinse all'emigrazione era del sistema di potere feudatario che vigeva fino a qualche decennio fa, ma la colpa del fallimento, la quasi inutilità dei sacrifici e dei drammi personali di generazioni di florensi in termini di sviluppo economico, sociale, culturale sul territorio, l'arricchimento di pochi sulle spalle di un'intera popolazione, l'assoluta follia della nostra urbanistica, è da attribuirsi, in ordine di responsabilità, alle classi dirigenti locali sia politiche che professionali innanzitutto, poi alla classe politica Provinciale ed infine alla gestione, ancora oggi e da sempre a dir poco rocambolesca della
Regione Calabria.
Ma cosa manca concretamente per avviare una seria politica di sviluppo territoriale?
In
Calabria, in Provincia di Cosenza, a San Giovanni in Fiore in modo particolare, sono mancati e mancano progetti, cioè previsioni di eventi in base a dati di fatto, studio della realtà per piani di sviluppo logici, in poche parole manca il fondamento intelligente della civiltà: l'applicazione del lavoro individuale ai fini della crescita economica e sociale dell'intero territorio di appartenenza, si lavora per se, se si lavora, e non per la società; inoltre in posti di reale responsabilità per lo sviluppo operano quasi sempre degli incapaci salvaguardati da un sistema di clientela.
Questa situazione è drammatica, non solo perché ha consentito la perdita irrimediabile di fiumi di miliardi che con progetti adeguati avrebbero assicurato la salvaguardia, o recupero, ambientale, storico, artistico, necessari per un logico, possibile sviluppo del turismo e della qualità della vita, ma soprattutto perché
ha obbligato intere generazioni di intellettuali, dai medici agli artisti, all'emigrazione o all'appiattimento professionale. Quasi tutti i nostri più brillanti intellettuali vivono in altre Città, in altre Regioni, in altre Nazioni, fornendo la loro preziosa opera dove viene ragionevolmente richiesta ed adeguatamente remunerata.Per chiudere, insistendo sull'emigrazione, ti lascio io con una domanda : se chi svolge un'attività intellettuale specialistica emigra perché qui non è richiesto, o riconosciuto adeguatamente, chi è rimasto a decidere le sorti della nostra città?
Francesco Saverio ALESSIO